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Biella, 19 luglio 2022

Lo scontro nel M5S


Non so cosa deciderà il Consiglio Nazionale del M5S sulla questione Di Maio. La vicenda è deflagrata e rischia di avere non solo conseguenze all'interno di quel Partito ma sul governo. Il M5S non conta il due di picche come Italia Viva le cui prese di posizione critiche sul governo Draghi appaiono del tutto ininfluenti. Contano come quelle dei socialdemocratici di Longo e Nicolazzi nella Prima Repubblica. Di questa maggioranza il partito di Conte esprime la maggioranza relativa dei deputati e dei senatori. Una sconfessione del Ministro degli Esteri che tra l'altro ha la piena fiducia della restante parte del governo, sarebbe un fatto enorme.
In una situazione normale dovrebbe comportare le dimissioni del Ministro e, in caso contrario, la decisione del M5S di togliere la fiducia al governo, ma una crisi di governo in questo momento non la vuole nessuno, neppure Conte. Sarebbe da irresponsabili mentre si profila all'orizzonte una tempesta perfetta perché al conflitto in Ucraina si aggiungono una forte ripresa dell'inflazione, causata dalla crisi energetica e i rischi di recessione che l'Italia pagherebbe più di altri. In questa situazione Draghi è un punto di riferimento importante, non solo per l'Italia, mentre la stabilità del governo è una condizione necessaria per evitare che la crisi che si avviti su se stessa.
Sarebbe quindi grave se le difficoltà di un partito e le sue divisioni interne venissero scaricate sulle istituzioni e sul governo.
E chiaro, per esempio, che se il Consiglio Nazionale si concludesse con la decisione di sconfessare il Ministro degli Esteri, i contraccolpi sul governo sarebbero evidenti. Il Ministro degli Esteri,che è espressione del partito di maggioranza relativa, potrebbe rimanere al suo posto? Io non lo credo. E se questo avvenisse il M5S potrebbe continuare ad esprimergli il proprio sostegno? In un Paese serio non sarebbe possibile.

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