Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 18 novembre 2020

Ciao Elio


Questo è il saluto che avrei voluto rivolgere al mio maestro ELIO PANOZZO ma che la pandemia mi ha impedito di fare.

A Elio Panozzo ero legato da sentimenti di stima, di affetto e di grande amicizia. Con la sua morte io ho perso uno dei miei maestri. Le nostre vite si sono incrociate tra la fine degli annni 60 e l'inizio degli anni 70. Lui era già uno dei più autorevoli dirigenti sindacali , io un giovanissimo operaio da poco assunto come attaccafili alla Bozzalla & Lesna di Coggiola.

Lo incontrai per la prima volta, quando insieme a Lombardi e a Porro, rispettivamente Segretari di CISL e Uil, venne a tenere una assemblea alla Bozzalla & Lesna di Coggiola, una delle prime che il Sindacato aveva ottenuto di poter svolgere all'interno delle aziende e che rappresentarono una importante conquista sindacale. Prima (lo ricordo a coloro che non vissero quella stagione sindacale ) i sindacalisti ti aspettavano con il pacco di volantini sotto il braccio al cambio del turno. Ricordo come se fosse ieri quella prima assemblea. Elio aveva una giacca verde e le due tasche erano piene di fogli. Parlò a braccio e io fui subito colpito dalla sua capacità di entrare in sintonia con le persone, da quel suo modo di parlare semplice, che tutti capivano, anche se i problemi che trattava erano complessi. Ricordo la passione con cui ci parlò, la sua grande concretezza, l'invito che rivolse a noi più giovani di impegnarci nel Sindacato e il grande applauso che gli tributammo alla fine del suo intervento.

Da allora, soprattutto da quando essendo stato licenziato, mi impegnai in politica nella federazione giovanile comunista del Biellese e Valsesiana, il nostro rapporto è diventato sempre più costante e intenso sul piano personale e politico.
Per questo i ricordi che mi legano a lui sono tantissimi, come quando al Congresso Nazionale della Filtea, svoltosi a Viareggio e al quale Panozzo volle che prendessi parte, lui mi aiutò a scrivere l'intervento che con una grande emozione svolsi in assemblea plenaria il giorno successivo. Quando intervenne affinché della delegazione che si recava all'incontro al Ministero del lavoro per ricercare un accordo che evitasse i licenziamenti alla Bozzalla & Lesna facessero parte alcuni di noi, piu giovani. Oppure quando venne a propormi di diventare un funzionario del Sindacato e l'imbarazzo con il quale gli comunicai di aver scelto, dopo non aver dormito per tutta la notte, l'attività di Partito.

Ho avuto la fortuna e l'onore di lavorare con lui, gomito a gomito per alcuni anni, in via Trieste sede della Federazione del Pci, partito a cui aveva aderito durante la Liberazione e che ha sostenuto senza soluzione di continuità nelle sue trasformazioni, fino alla nascita del Partito Democratico.

Questo avvenne quando, lasciato il Sindacato dopo aver partecipato alle lotte più importanti dei tessili ed esserne stato un leader amato e stimato, lui diventò, su mia proposta, Responsabilità Enti Locali della Federazione del PCI; un incarico che svolse con quella passione che ha rappresentato un tratto distintivo del suo modo di essere sindacalista e uomo delle istituzioni. Avrebbe dovuto occuparsi di problematiche completamente nuove, ma questo non lo spaventò e vi si impegnò con lo spirito, la curiosità e la passione di un ventenne, perché Panozzo era fatto così; era una persona curiosa e instancabile.

Infine toccò sempre a me gestire la consultazione tra gli iscritti del PCI di Cossato, che lo indicò come il futuro Sindaco di questa comunità, dopo le dimissioni di Gianni Rivardo; una esperienza che Panozzo ha sempre giudicato, "pesante ma esaltante", e che gli permesso di mettere in luce e di esaltare le sue straordinarie qualità umane e la sua capacità di immergersi nei problemi delle persone. Egli non poteva neppure lontanamente pensare che la sua vita potesse svolgersi al di fuori dell'impegno politico, sindacale, sociale e civile. Per questo quando non fu più Sindaco, si impegnò con tutto se stesso nell'Associazione per gli aiuti umanitari, fondata da Lino Lava e all'interno dell'Anpi per difendere le ragioni dell'antifascismo e il valore della nostra Carta Costituzionale. Elio è stato tutto questo: partigiano, sindacalista, amministratore pubblico e un volontario.

Egli ha fatto parte di una generazione di donne e di uomini che hanno riscattato l'onore del nostro Paese; egli appartiene ad un generazione di donne di uomini che ha combattuto il nazismo e il fascismo e ha contribuito a dare all'Italia una Costituzione che a distanza di anni mantiene nei suoi valori fondamentali una straordinaria vitalità e attualità. Egli appartiene ad un generazione che ha contribuito alla ricostruzione economica-sociale e morale dell'Italia, uscita stremata dalla guerra, e che si è battuta per dare dignità al lavoro.

È stato un combattente, un uomo di grande rigore morale e politico, un galantuomo, un esempio di coerenza, un rinnovatore. Non si è mai arreso perché (queste sono parole sue) " può anche darsi che si facciano degli errori e, nel tempo se ne fanno sempre. Qualche volta si perde anche la speranza ma non dobbiamo mai arrenderci e bisogna continuare a credere negli ideali". Le ha scritte nel libro curato da Silvia Delzoppo che ci racconta quanto ricca di esperienze e piena di passione civile e di ideali sia stata la sua vita.

E oggi, nel momento in cui rinnovo a Silvia, che gli è stata sempre accanto , a Gianni, a Margherita, e a tutta la sua famiglia il nostro dolore e i nostri sentimenti di affetto, io voglio ricordarlo così e cioè come una persona che fino alla fine si è battuta per affermare gli ideali di pace, di libertà e di giustizia sociale. Ciao Elio, amico e compagno carissimo, riposa in pace.

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