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Biella, 11 maggio 2019

Taccuino elettorale: il programma di Cirio


Cirio ha presentato il programma del centrodestra in Regione. Durante la mia esperienza in Regione, ho avuto modo di apprezzare il senso della misura e la disponibilità al dialogo del candidato del centrodestra, sia come consigliere che come Assessore regionale. In questi giorni di campagna elettorale non è mai andato sopra le righe e credo che anche questo dia la misura della persona. Ho già detto però che, se il centrodestra vincesse le elezioni e lui diventasse Presidente, la musica cambierebbe perché a dirigere l'orchestra sarebbe la Lega.
Il partito di Salvini, esprimerebbe in Consiglio e in giunta la maggioranza degli Assessori e dei Consiglieri e questa gli consentirebbe di imporre le politiche regionali.Per questo ho parlato di un Presidente dimezzato, ostaggio di Salvini.
Ma sono anche alcuni punti del programma presentato da Cirio che non mi convincono perché contengono margini di forte ambiguità e recano il segno della egemonia leghista.
In premessa si sottolinea che non verranno messe le mani nelle tasche dei Piemontesi, come se l'aumento delle tasse regionali non fosse la conseguenza dei buchi di bilancio provocati prevalentemente dalle giunte di centrodestra, di cui Cirio ha fatto parte o ha sostenuto; come se l'azione di risanamento del bilancio regionale non fosse da acrivere a merito di Aldo Reschigna, vicepresidente della giunta Chiamparino. Se nella prossima legislatura sarà possibile liberare una maggiore quantità di risorse da destinare alle politiche di sviluppo e del welfare è perché in questa legislatura qualcuno i conti gli ha riportati sotto controllo.
Per il resto i punti qualificanti sono quattro:autonomia, utilizzo dei fondi europei, delegificazione e sburocratizzazione. Dico la mia sul problema dell'autonomia, cavallo di battaglia della Lega. L'autonomia, per il modo in cui intendono realizzarla le Regioni del Nord governate dalla Lega, rappresenta una concessione fatta alla Lega nel senso che la versione che viene proposta, in conflitto con quanto stabilito dall'art.116 della nostra Costituzione, ( che prevede la possibilità di attribuire condizioni particolari di autonomia) si fonda su un equivoco e cioe' sulla ipotesi irrealizzabile e pericolosa che le Regioni del Nord potranno trattenersi gran parte delle risorse che versano allo Stato.
Esiste per fortuna un'altra idea dell'autonomia differenziata, ( che è quella che è giusto sostenere), che tiene insieme la necessità di attribuire una serie di competenze aggiuntive ad alcune Regioni senza che questi determini una disarticolazione dello Stato Unitario ed è questa che dovra' essere sostenuta e praticata. Perche' questo accada e affinché il Paese non deragli bisogna che non vinca il centrodestra.

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