Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 8 marzo 2019

Verso la rottura


E se sia Lega che i 5 Stelle avessero messo nel conto la rottura? In questi mesi Di Maio e il suo Partito hanno subito l'egemonia di Salvini su la Tap, l'Ilva, la Diciotti, la Legittima Difesa. Se abdicassero anche sulla Tav, ritenuta una sorta di linea del Piave, gli smottamenti elettorali certificati dai sondaggi, che premiano l'alleato, diventerebbero una valanga e una rottura all'interno dello stesso Movimento diventerebbe inevitabile. La stessa vicenda del reddito di cittadinanza, per il modo in cui è stata gestita, rischia di tradursi in un boomerang e di non produrre gli effetti elettorali desiderati. Meglio allora rompere su la Tav che continuare a farsi logorare da Salvini: potrebbe essere questo il ragionamento prevalente. Da qui l'intervento del premier che per la prima volta prende posizione contro il progetto, spiazzando la Lega. Anche questa è la dimostrazione che i margini di manovra si sono assottigliati.
La Lega, per contro, non può pensare di rompere con il Nord produttivo. La Tav è diventata per ragioni opposte un fondamentale banco di prova per mantenere un legame con le forze produttive e il proprio elettorato. Non a caso Fontana e Zaia hanno dichiarato di essere favorevoli ad un referendum.
Ieri poi e stata diffuso l'esito di una ricerca compiuta per conto della Unione che ne conferma l'utilità anche dal punto di vista del rapporto costi benefici.
Un compromesso al ribasso, ammesso che sia praticabile, non risolverebbe il problema.Entrambi perderebbero la faccia. La Tav si fa o non si fa, sapendo che se prevalesse la seconda ipotesi i costi che il Piemonte e l'Italia, in termini di isolamento e di mancati investimenti, sarebbero altissimi.
Per questo la crisi potrebbe risultare inevitabile. Si tratta solo di decidere chi si assume la responsabilità di aprirla e in queste ore sarebbe iniziato il " gioco del cerino".

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