Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 9 gennaio 2018

Renzi, ancora lui....


Possibile che nel Pd non vi sia un dirigente capace di intervenire per chiedere a Renzi di smetterla perché di disastri ne ha già fatti abbastanza. Se gli volessero davvero bene dovrebbero essere quelli che lo hanno sostenuto sempre e comunque a chiederglielo.
Ha distrutto un patrimonio. È stato bocciato ripetutamente dagli elettori. Ha fatto suoi gli argomenti grillini anti- casta con il risultato di tirargli la volata. Ha usato la flessibilità concessa dall'Unione per aumentare anche lui la spesa corrente, anziché quella per investimenti e coloro che glielo ricordavano venivano accusati di remare contro. Ha fatto una legge elettorale, l'Italicum, che è stata giudicata in alcune sue parti incostituzionale dopo averla imposta con il voto di fiducia. Il Rosatellum ha prodotto gli esiti che vediamo anche se gli è servito per far eleggere in Parlamento molti renziani. Ha usato il Parlamento come sala di registrazione delle decisioni del suo governo; anche per questo non è credibile quando critica quello attuale. Ha distrutto le Province creando una condizione di caos e di non governo, naturalmente presentando tutto ciò come la prima grande riforma dell'era renziana.
Ha fatto approvare una riforma costituzionale che gli elettori hanno bocciato, mentre una serie di altri provvedimenti sono a rischio incostituzionalita come la legge che ha accordato il Corpo Forestale all'area dei Carabinieri. Ha abolito l'art.18, cioè ha tolto tutele al mondo del lavoro, nella presunzione che questo avrebbe comportato un aumento dei posti di lavoro, ma ci sarebbe voluta una politica di investimenti perché questo avvenisse. Rivendica la crescita del pil avvenuta durante il suo governo, ma omette di ricordare che è stata il frutto di una congiuntura favorevole; congiuntura che avrebbe semmai dovuto essere utilizzata per affrontare alcuni problemi strutturali della economia.
Ha riposizionato il Pd nella illusione di diventare inteocutore privilegiato degli elettori moderati che non ha conquistato; in compenso però ha perso per strada milioni di voti, molti dei quali provenienti da elettori di sinistra.
Ha raccontato balle a tutto spiano: che se avesse perso il referendum avrebbe abbandonato la politica, che il suo governo non avrebbe mai colpiti diritti sociali, che avrebbe restituito agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti, che avrebbe rinnovato il Pd scegliendo i migliori e invece si è circondato di fedelissimi, trasformando il Pd in un assemblaggio di correnti, la principale delle quali è la sua.
Ha continuato a minimizzare le sconfitte elettoralii e anche quando è apparso evidente che era lui il problema se le presa con gli elettori colpevoli di non aver capito la bontà delle sue politiche.
Infine dichiara di non essere interessato agli esiti del congresso del Pd, alcuni dei suoi stanno organizzando in partito parallelo ma ha continuato a comportarsi da segretario anche quando non lo era più.
E continua a farlo. Nei giorni scorsi ha persino annunciato di essere pronto a tornare al governo. Esattamente come Salvini e Di Maio dichiara su tutto, nonostante questo ponga una ipoteca sulla credibilità del processo di rinnovamento che alcuni vorrebbero realizzare. Come se il problema non fosse quello di ripensare la sinistra a partire dal superamento del renzismo e dall'avvio di un processo unitario, andando in controtendenza rispetto alla costruzione di un partito moderato. La crisi della sinistra non nasce con Renzi questo è evidente, ma lui si era candidato con l'obbiettivo di affrontarla. Ha portato il Pd al 18 %. È ora che chi vuole aprire una fase nuova abbia il coraggio di dirgli che deve farsi da parte e che vanno cambiate le sue politiche se si vuole che gli elettori che si sono sentiti tradito dal Pd renziani tornino a considerarlo un partito per il quale votare.

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