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Biella, 6 dicembre 2018

Renzi sempre più vicino alla rottura


Renzi dopo aver distrutto il Pd se ne va sbattendo la porta. Doveva abbandonare la politica invece ha deciso di abbandonare il Pd. Ha cambiato l'identità originaria del Pd rompendo i rapporti con una parte importante del suo elettorato tradizionale, inanellando una serie impressionante di sconfitte che ha continuato a minimizzare.
Dopo l'ultima, quella del 4 marzo, ha fatto di tutto per impedire che prendesse corpo una riflessione sulle cause del crollo elettorale, rinviando il più possibile la data del congresso, ha spinto Minniti a candidarsi alla segreteria ma poi lo ha abbandonato a se stesso.
Del resto l'uomo è fatto così, non capirlo ( è anzi, continuare ad assecondato anche quando gli elettori avevano lanciato segnali chiarissimi) è stato l'errore principale del gruppo dirigente del Pd.
Passi per i più giovani e i più sprovveduti ( o per quelli animati unicamente da una ambizione di potere), ma quelli con maggiore esperienza e con una storia politica alle spalle avrebbero dovuto capirlo per tempo. Invece si sempre trovata una giustificazione per tutto e si è continuato a dichiarare che l'esperienza del suo governo è stata positiva.
Per esempio si sostiene che in quegli anni l'economia è ripartita ma si omette di ricordare che la ragione e da ricercarsi in una congiuntura più che favorevole che, semmai, non è stata utilizzata per affrontare alcuni problemi strutturali.
Nel frattempo il sen. di Rignano che pone se stesso al centro di tutto ha cominciato e continuato a lavorare per far vita ad un nuovo partito.
È un equivoco che si chiarisce, ma i tempi in politica sono decisi. Per questo non è affatto scontato che il Pd, attraversato da una crisi sempre più profonda, possa rialzare la testa.

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